DIAMO I NUMERI

16 GIU 19
Ultimo aggiornamento: 00:13 | 17 GIU 19
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1° gennaio
Claudio Borghi, il responsabile economico della Lega e teorico dell’Italexit, ha sempre dichiarato che l’uscita dall’euro avverrà in un fine settimana. l’uscita sarà istantanea, ma la preparazione sarà molto più dilatata nel tempo (“Il processo di uscita dall’euro è lungo, ma l’istante di uscita dall’euro è un secondo”). Ma qual è il momento migliore per abbandonare la moneta unica? Esiste un giorno ideale per uscire dall’euro. Sì, per Borghi è il giorno di Capodanno: “Io avrei suggerito, quando dicevo ‘ragazzi, usciamone prima, finché possiamo’, di farlo a Capodanno. Lì era proprio perfetto, perché tu hai una settimana praticamente di chiusura e poi anche contabilmente tu hai un anno che ti inizia pulito con la nuova valuta”.
70-100 miliardi
E’ l’ammontare di minibot che la Lega ha intenzione di mettere in circolazione. Nel progetto originario la somma comprende i debiti non ancora pagati dalla Pubblica amministrazione, i risarcimenti per i risparmiatori azzerati dai decreti sulle banche, i crediti di imposta pluriennali dei contribuenti, i crediti Iva delle piccole e medie imprese e dei professionisti. Il totale non è una cifra a caso, ma serve a pareggiare l’attuale stock di denaro cartaceo in euro circolante, in modo che in caso di eventuale uscita dall’euro la valuta parallela – i minibot – potrà diventare la nuova moneta nazionale.
13,5 per cento
E’ il tasso di inflazione che ci sarebbe in Italia in caso di uscita dall’euro (in uno scenario intermedio) secondo l’economista dell’Università di Bologna Paolo Manasse. “Se il disavanzo di bilancio venisse portato al 5 per cento del pil, circa la metà di quello necessario a finanziare il ‘contratto di governo’, e il governo, abbandonato l’euro, decidesse di monetizzare interamente il deficit, si può calcolare che sarebbe necessaria un’inflazione al 6 per cento annuo per generare sufficienti entrate da signoraggio. Dunque, l’effetto complessivo sarebbe che l’inflazione salirebbe almeno al 13,5 percento il primo anno dell’uscita (il 7,5 percento dovuto alla svalutazione iniziale più 6 per cento per il signoraggio), e poi si stabilizzerebbe al 6 per cento. I tassi di interesse aumenterebbero di pari passo con l’inflazione. Il mercato azionario e quello immobiliare vedrebbero una seria caduta”.
30 per cento
E’ la svalutazione che subirebbe la nuova valuta rispetto all’euro secondo Manasse. “Le conseguenze economiche dell’uscita dell’Italia dall’euro sarebbero diverse a seconda dell’eventuale scenario in cui questa si manifesterebbe. I benefici sarebbero molto più bassi e i costi più alti nel caso di hard exit. Nel breve periodo, in entrambi i casi, la nuova moneta verrebbe svalutata, ad esempio del 30 per cento, in modo da colmare il divario di competitività accumulato con la Germania negli ultimi 20 anni. In realtà, l’esperienza delle crisi valutarie del passato suggerisce che il cambio inizialmente si svaluta molto di più rispetto al livello di equilibrio, il cosiddetto over-shooting.
50 per cento
Secondo l’economista tedesco Daniel Gros circa la metà dell’incremento dello spread italiano è dovuto al “rischio di ridenominazione” del debito, ovvero dall’aumento delle probabilità di Italexit secondo il mercato. “La conclusione generale che dovremmo ricavare dall’incremento dello spread dell’Italia da maggio/giugno del 2018 è che giocare con l’idea di uscire dall’euro può essere costoso anche se la situazione dei conti pubblici resta sotto controllo. Rimane da vedere se il ‘genio’ che è stato liberato dalle generiche posizioni anti euro di alcuni partiti e da un dettagliato ‘piano B’ per un’Italexit potrà essere ricacciato dentro la bottiglia”.
481 miliardi
E’ il saldo negativo dell’Italia all’interno del Target 2, il sistema che regola i pagamenti interbancari in tempo reale da parte di banche commerciali nei diversi paesi dell’Unione europea. L’Italia ha un saldo negativo di 481 miliardi (a fine aprile 2019), è lo stato membro col saldo negativo più elevato in valore assoluto, che in caso di uscita dovrebbe essere pagato dalla Banca d’Italia (da qui l’attenzione della Lega sull’oro di Via Nazionale). “Se un paese lasciasse l’Eurosistema, i crediti e le passività della sua Banca centrale nazionale nei confronti della Bce dovrebbero essere regolati integralmente”, ha scritto il presidente della Bce Mario Draghi in risposta a una lettera sul tema di due europarlamentari della Lega e del M5s.